Suite pour l'invisible
Mostra personale
Fondazione Cesare Pavese, Santo Stefano Belbo (CN)
dal 15/04 al 15/05

Mostra Suite pour l'invisible

Immagini che vengono dal nulla. Alcune forme incerte cominciano ad apparire dall'oscurità. Sono reali o solo un abbaglio della mia mente? In questa soglia tra il visibile e l'invisibile, prende forma questa mostra. Le fotografie sono scattate in vari spazi, difficili da classificare, spazi di mezzo si potrebbe dire, luoghi dove la nostra attenzione di solito cala. Come se fossero solo minuscoli frammenti di entità più grandi da cui giungono solo poche particelle sparse, in quella zona dove strizziamo gli occhi cercando di mettere a fuoco, prendono forma alcune superfici.

La mostra è stata modulata specificatamente per questo luogo, una chiesa sconsacrata, che presenta infatti un altare e alcune nicchie dove sono state inserite le fotografie principali, che funzionano come delle guide, definiscono lo spazio dentro cui ci stiamo muovendo. Sono immagini che sembrano arrivare dal nulla, dal nero o dall'indistinto. Sono come delle forme primarie. Attorno si muovono altre immagini, frammenti diversi, come schegge, con una logica di montaggio quasi cinematografica. Pavimenti irregolari, spazi a incastro, ombre, linee, colpi di luce, oggetti nascosti, accrocchi di case o congegni: questi sono i protagonisti della mostra.

Mostra Suite pour l'invisible

L'insieme va a costituire una suite, un unico pezzo strutturato in più parti, con un suo ritmo dato dal confronto tra un'immagine e l'altra. In questo modo le immagini si inseguono, si chiamano, fanno da eco le une alle altre. Con l'occhio anziché l'orecchio a percepirne il ritmo. In mezzo, a fare da contrappunto, un cofanetto-vetrina, una sorta di scatola magica, con all'interno il retro di una vecchia immagine con la scritta a mano "Meriggio Settembrino", a ricordarci che le immagini sono finzioni che giocano nel terreno incerto tra immaginazione e memoria.

Per me fotografare è un esperimento costante. Non l’ho mai fatto consciamente, non mi sono mai detto: devo esplorare questa cosa e quest’altra. Semplicemente mi avventuro nel mondo per catturare delle immagini che poi, modifico, snaturo, accosto con altre per ricreare un mondo. Fotografo, per capire, per pensare. Il risultato sono immagini al limite dell'astrazione, quasi a volere cancellare qualsiasi identificazione, come a eludere la loro materialità, la loro storia come oggetti, cercando di creare un vocabolario alternativo. Suite pour l'invisibile è un luogo diviso in sequenze temporali, impressioni, sensazioni ed esplosioni di calore ottico, come potremmo immaginare in zone dove il pericolo rimane invisibile e tuttavia è presente.