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This project investigates the relationship between environment and creativity. Images of places where eleven writers think, elaborate and write associated with quotes specifically chosen by themselves.
Il posto della letteratura di Andrea Bajani
Faulkner amava farsi fotografare seduto alla scrivania. Stava così, compunto davanti al suo tavolo, la schiena dritta, la macchina da scrivere davanti. Teneva le parole in canna, e con le dita poi prendeva la mira. Puntare e poi colpire il tasto col dito, e poi vedere la lettera catapultarsi in un attimo contro il foglio, e poi sul foglio prendere vita. Stava lì seduto, Faulkner, e a guardarlo sembra che ci tenesse anche a farlo vedere, che aveva la schiena dritta. Indossava anche la cravatta, quando scriveva, e il completo. Anche i baffi, quando scriveva, sembrava avessero più stile. Guardarlo, ogni volta, mi viene da pensare che quello era il posto della letteratura, che era un posto importante, che per andarla a incontrare uno scrittore doveva vestirsi bene.
Hemingway c’è stato un periodo che si è fatto fotografare anche lui seduto alla scrivania. Ma si vedeva che non gli piaceva, che gli stava stretto, lo spazio che aveva a disposizione. Hemingway preferiva altre posture, per farsi riprendere. Preferiva farsi fotografare con i leoni, o accanto a dei pesci enormi pescati. Oppure con una doppietta in mano, a torso nudo, o ancora di fronte a uno specchio, sempre a torso nudo, che tira di boxe contro se stesso. Guardarle, quelle foto, mi vien da pensare che quello era il posto della letteratura, che era un posto in cui forse ci si cominciava a vergognare, di stare seduti in cravatta a una scrivania, col vestito elegante. E per andarla a incontrare, la letteratura, si prendeva un fucile.
Poi un giorno è venuto Edoardo Hahn a casa mia, e mi ha detto che voleva fare delle fotografie. Mi ha detto che era stato anche a casa di altri scrittori, prima. Quindi mi ha detto che in realtà non gli servivo io, che gli bastava il mio spazio di lavoro, e così io mi sono seduto in cucina ad aspettare che finisse. Poi mi ha mostrato tutte le foto, quei luoghi senza scrittori, quelle stanze piene di libri sugli scaffali, le finestre aperte, i libri aperti sul tavolo, le scrivanie con sopra soltanto le penne. E dopo averle guardate ho pensato che quello lì era proprio il posto che occupa la letteratura oggi, e anche la poesia, ed era un posto vuoto, una finestra aperta, il gatto scappato, le scrivanie vuote, come di persone che sono state, e non sono più. |