Il volo Ka 902, Hong-Kong - Pechino. Di questi tempi, probabilmente la rotta più a rischio-Sars che esista. Ad Hong Kong, nel vuoto pneumatico del gigantesco aereoporto abbandonato, i banchi del check-in della Dragonair sono deserti. “Preferisce corridoio o finestrino?” chiede per automatismo la ragazza dietro il banco e dietro alla mascherina. “Va bene tutto, purché sia più lontano possibile dagli altri passeggeri”, rispondiamo un po’ per provocazione, un po’ per scherzo, un po’ sul serio. Lei non fa una piega e dice cortesemente che, nel posto che ci ha assegnato, il passeggero più vicino è a 7 file di distanza. Evidentemente, viaggiando ai tempi della Sars, la richiesta non era poi così strana.
Prima dell’imbarco ci misurano la febbre, dentro l’orecchio. Sull’aereo siamo in 12. Gli altri 238 posti sono vuoti. Sparpagliati qua e là a distanza di sicurezza uno dall’altro, ci scambiamo sguardi preoccupati al di sopra delle rispettive mascherine. Nelle tre ore e mezza di volo nessuno si muove. Nessuno va in bagno. Nessuno tocca il cibo che ci portano le hostess. Nessuno rivolge la parola a nessuno.

Marco Lupis, Pechino, una metropoli in fuga per paura della legge marziale, Repubblica del 26/04/03